Caro Grillo ti scrivo

Come un innamorato respinto ma non rassegnato, Antonio Ingroia ci riprova. Appena una settimana fa era stato comprensibilmente spernacchiato da Beppe Grillo, il quale gli aveva dato di “foglia di fico” dei partiti terrorizzati di non superare la soglia di sbarramento alle prossime elezioni; all’apertura del pm siciliano a una collaborazione tra il movimento arancione e il M5s il comico genovese aveva replicato che Ingroia poteva chiudere la porta. Se la storia di Grillo insegna che la noia e la paura di una vecchiaia in pantofole portano alla discesa in politica, l’ultima mossa di Ingroia ci dice che la discesa in politica porta alla paura dell’irrilevanza
19 AGO 20
Immagine di Caro Grillo ti scrivo
Come un innamorato respinto ma non rassegnato, Antonio Ingroia ci riprova. Appena una settimana fa era stato comprensibilmente spernacchiato da Beppe Grillo, il quale gli aveva dato di “foglia di fico” dei partiti terrorizzati di non superare la soglia di sbarramento alle prossime elezioni; all’apertura del pm siciliano a una collaborazione tra il movimento arancione e il M5s il comico genovese aveva replicato che Ingroia poteva chiudere la porta. Se la storia di Grillo insegna che la noia e la paura di una vecchiaia in pantofole portano alla discesa in politica, l’ultima mossa di Ingroia ci dice che la discesa in politica porta alla paura dell’irrilevanza. Così ieri sul Fatto quotidiano il pm candidato con De Magistris a fare la Rivoluzione civile ha scritto ancora a Grillo, illuminandoci anche sulla sua attuale ubicazione (la domanda che circola ultimamente è “ma Ingroia è ancora in Sudamerica o no?”): “Caro Beppe, ti scrivo questa lettera da qui, dal Guatemala, mentre mi preparo a rientrare definitivamente in Italia per partecipare anch’io come te alla campagna elettorale”. La valigia aperta sul letto, un ultimo sguardo alla giungla guatemalteca, in tasca il biglietto per Roma, e la mente che vaga tra i ricordi dell’antica amicizia con Grillo (“ci conosciamo da anni”) e la battaglia ideale prossima ventura (“dimostriamo di voler cambiare il Paese”), Ingroia chiede a Grillo di “confrontarsi senza diffidenze e pregiudizi” e “uscire dalla contestazione fine a se stessa”, che è come chiedere a Rosy Bindi di esprimere sincero apprezzamento per Matteo Renzi.
Dato che Grillo è ripetitivo, probabilmente riserverà a Ingroia la stessa risposta di qualche giorno fa, anche se un’occhiata ai sondaggi potrebbe renderlo più cauto. Secondo gli ultimi dati il M5s è sceso ancora, e oggi varrebbe meno del Pdl senza Berlusconi. Vero che i sondaggi in questa fase valgono quanto una promessa sulla cancellazione dell’Imu, ma ieri persino l’house organ ufficioso del Movimento, il Fatto, denunciava un ammosciamento generale del comico annoiato, a partire dal suo discorso di fine anno, ancora più politico di quello di Napolitano. Per riprendersi dal colpo di sonno Grillo ha subito apparecchiato il solito campionario di finezze sui politici italiani (“facce di bronzo, facce di merda, facce da impuniti”, e ancora “sono come Ceausescu al balcone, Mussolini nel camion verso la Svizzera vestito da soldato tedesco, Hitler nel bunker di Berlino mentre dà ordini a divisioni che non esistono più”). Ma evidentemente continuare a sventolare la frase più ripetuta nei bar italiani da cinquant’anni dopo “il gol della Juve era in fuorigioco”, e cioè “i politici devono andarsene a casa”, non basta più per riscuotere il successo di qualche mese fa.